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Introduzione: la Banca del Tempo

 
 

L'esperienza delle Banche del tempo (e di strutture simili) nasce in Gran Bretagna negli anni Ottanta, all'epoca del ridimensionamento dello stato sociale inglese operato dal governo Thatcher. Nascono i LETS (Local Exchange Trading System): piccole comunità solidali che decidono di scambiare tra loro tempo, saperi e anche beni. I LETS permettono di attivare asili nido, di affrontare le manutenzioni casalinghe senza esborso di danaro, etc.

Tuttavia i LETS, nati per necessità contingenti, si dimostrano presto un'idea originale di diffusione di un'economia "alternativa", e si rivelano anche nella loro funzione di ri-socializzazione contro l'anonimato dei suburbi. L'idea viene largamente esportata: in Francia (dove assume la denominazione di SEL), Olanda, Germania, Paesi Scandinavi.

Parzialmente diversa è la storia dei "TROC" francesi, da cui si è sostanzialmente mutuato il sistema delle Banche del tempo italiane. Qui l'attenzione è più rivolta agli aspetti di socializzazione, di ricostruzione dei rapporti solidali, di recupero della convivialità.

Inoltre, è quasi sempre escluso lo scambio di beni, e ci si limita allo scamb io di tempo contro servizi. Uno sviluppo particolarmente interessante di questa esperienza (tentato anche da alcune BdT italiane) è lo "scambio dei saperi".

Al di là delle differenze, vi sono aspetti comuni alle varie esperienze:

- lo scambio senza reciprocità diretta (mediante il sistema di addebiti e accrediti con la Banca del tempo);

- il limitato territorio di riferimento (la città, il paese, il quartiere);
- l'uso del tempo o di "monete" fittizie come mezzo di scambio;

- la metodologia e gli strumenti di contabilizzazione (gli assegni, gli estratti conti, la scheda di conto corrente, la tendenza al pareggio...);

- il ruolo del coordinatore (anche come animatore, la persona a cui rivolgersi per ottenere informazioni, ecc.);

- il ruolo dell'animazione sociale e della convivialità

Nel contesto della società in cui viviamo, possiamo affermare che il tempo è diventato una risorsa preziosa e strategica, da investire con attenzione, da valorizzare anche attraverso nuove modalità. La Banca del tempo può essere una di queste, sia per le implicazioni culturali che per quelle materiali e organizzative.

L’idea di base della Banca del Tempo è la possibilità di uno scambio del tempo paritario tra le persone, fondato sul fatto che gli individui sono portatori di bisogni ma anche di risorse. I principali vincoli che incontra la banca sono culturali: la nostra società tende a legittimare determinati usi del tempo e non altri. Il tempo a cui comunemente viene dato valore è in primo luogo quello acquistato attraverso un esborso di denaro o quello che viene prestato da altri, in genere parenti prossimi, a cui viene attribuita fiducia e senso di responsabilità. Se questo è il senso comune, è evidente che gli scambi di tempo alla pari devono essere sostenuti da forti iniziative culturali.

La Banca del tempo fa riferimento a finalità ed azioni in un certo senso già presenti nell'esperienza sociale quotidiana: pagare le nostre bollette insieme a quelle di altri; offrire un trasporto in auto ad un'altra persona che ne è priva; andare a prendere al nido il proprio bambino insieme a quello dei vicini; annaffiare le piante agli amici in vacanza; aiutare a preparare una cena; sistemare un orlo ad un abito, e altro ancora. Nonostante ciò, dare visibilità, legittimità, senso positivo e organizzazione a queste e altre attività non è semplice né alla portata di qualsiasi contesto. I bisogni e i piaceri depositati nella Banca del tempo appartengono alla sfera delle relazioni di buon vicinato. Sono cioè azioni semplici di solidarietà tra individui che abitano nello stesso palazzo, nella stessa strada o piazza, nello stesso quartiere, i cui figli frequentano lo stesso asilo o la stessa scuola.

Il tipo di prestazione oggetto degli scambi permette alla banca del tempo di essere una associazione libera da vincoli morali, etici o anche solo affettivi: ad es. non è richiesto un volontariato attivo come accade nelle associazioni di volontariato classiche.

La Banca del tempo vuole ricostruire una rete di solidarietà tra persone e offre una soluzione alle necessità derivanti dalle piccole esigenze della vita quotidiana che il mercato non considera e la cui soddisfazione può essere impossibile o implica enormi difficoltà organizzative. Consente inoltre di ricostruire relazioni tra diverse generazioni, favorendo la trasmissione di esperienze e saperi tra i diversi aderenti alla banca.

E' opportuno sottolineare come attraverso la banca del tempo sia possibile creare un clima positivo e sviluppare una sensibilità tra i cittadini in merito al valore sociale del tempo che può essere una base utile anche per progetti di modifica degli orari e più in generale per il "Piano di coordinamento dei tempi, degli orari e degli spazi della città".

Per quanto riguarda la parte operativa, la Banca del tempo è un istituto di credito molto particolare. Presso il suo sportello non si deposita denaro e non si riscuotono interessi. Nella Banca del tempo si deposita la propria disponibilità a scambiare prestazioni con altri aderenti usando il tempo come unità di misura degli scambi.

La Banca del tempo è regolata dal principio dello scambio. Scambio di tempo contro altro tempo e di prestazioni contro altre prestazioni con una condizione di completa parità tra le persone. Il tempo offerto e richiesto ha lo stesso valore indipendentemente dalla condizione sociale, economica o professionale di coloro che aderiscono.

A ciascuno degli aderenti viene intestato un conto corrente e dato un libretto di assegni. Entrambi sono sottoposti a un controllo periodico dalla Segreteria, per evitare che si vada in rosso oppure che ci siano depositi troppo alti.

L'adesione è volontaria e l'unico obbligo che ne deriva è quello di rendere il tempo ricevuto. Per far vivere la Banca è necessaria, di tanto in tanto, una ricapitalizzazione del tempo da parte dei correntisti e la raccolta di nuovi aderenti.

Una parola chiave della Banca del tempo potrebbe essere "contemporaneità": non sottintendendo che si dà e si riceve subito, ma che questa è l'intenzione di chi aderisce. Chi entra nella Banca deve essere un soggetto autonomo; capace di trovare in sé stesso ciò che può offrire sia di riconoscere e definire il proprio bisogno.